Cosa sono le biotecnologie


Il termine biotecnologia è composto dalle parole greche bios (ciò che riguarda la vita) e technikos (con l’uso di conoscenze e competenze umane).
Sono tecnologie che usano organismi viventi (ad esempio batteri, lieviti, cellule vegetali o animali) o loro componenti sub-cellulari purificati DNA-RNA (organelli ed enzimi) per lo sviluppo di nuovi prodotti o processi.

Sin dall’antichità l’uomo ha adoperato tradizionalmente processi biologici per la lievitazione del pane, la trasformazione del latte in yogurt e formaggio o, ancora, per i processi fermentativi di birra e vino, senza sapere dell’esistenza di specifici microrganismi viventi.
Gli studi di Pasteur hanno permesso di conoscere i processi fermentativi sfruttati dall’attuale bioindustria per la produzione di alimenti, bevande e altro. Ma la grande svolta, che consente di parlare a pieno titolo di biotecnologie innovative, è rappresentata dall’introduzione della tecnologia del DNA ricombinante.
La conoscenza del genoma umano ha aperto infatti nuove prospettive, soprattutto in campo medico, per la terapia genica, lo sviluppo di farmaci, di vaccini, per diagnosi precoci e per il rilevamento di anomalie ereditarie.

Per approfondire le tappe fondamentali per le biotecnologie clicca qui.

Le biotecnologie sono tecniche trasversali e trovano applicazione in diversi ambiti:

  • per lo sviluppo di nuove terapie – sempre più mirate, efficaci e tollerabili – e per diagnosi di patologie di uomini e animali (Red biotech);
  • per la coltivazione di prodotti più adatti alle esigenze dell’agricoltura, aumentandone la quantità prodotta o migliorandone qualità e resistenza agli agenti patogeni e ai parassiti;
  • per la riduzione dell’impatto ambientale dei processi industriali, per la produzione di bioplastiche e di energia da biomasse;
  • per lo smaltimento di rifiuti e per il biorisanamento delle acque e del suolo inquinati da prodotti tossici.


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