Dal male incurabile alla terapia dei tumori

Dalla scoperta degli "agenti alchilanti" alle prime terapie anticancro, oggi la speranza è nei farmaci biologici.

Fino agli inizi del XX secolo, l'unica cura possibile per il cancro era la chirurgia, limitata però ai casi di tumore scoperti in fase iniziale e completamente asportabili. È con la scoperta dei primi farmaci chemioterapici che il "male incurabile" diventa una patologia da affrontare. I progressi della ricerca sono notevoli nel campo dell'oncologia e, benché il numero dei tumori sia in costante aumento per via della presenza di fattori di rischio ambientali, la mortalità tra il 1990 e il 2001 è diminuita del 2,3% l'anno.

La scoperta che alcune molecole sono in grado di bloccare la replicazione cellulare è stata quasi casuale: durante la Prima guerra mondiale, i soldati esposti alle cosiddette mostarde azotate presentavano forme di anemia e leucopenia e disturbi a tutti gli organi caratterizzati da un rapido ricambio cellulare. Negli anni '40 i ricercatori sviluppano quindi farmaci basati sui principi delle mostarde azotate (i cosiddetti agenti alchilanti). Pochi anni dopo il pediatra statunitense Sidney Farber, dell'Università di Boston, dimostra che l'aminopterina, una vitamina derivata dall'acido folico, è in grado di indurre la remissione nei bambini malati di leucemia acuta. Questo farmaco è il precursore di uno dei chemioterapici più comunemente usati ancora oggi.

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La prima terapia per il cancro metastatizzato
La prima terapia per il cancro metastatizzato viene somministrata nel 1956. Parallelamente allo sviluppo di questi farmaci, l'industria farmaceutica lavora alle terapie complementari in grado di rendere meno tossica e più tollerabile la chemioterapia: nuove sostanze adiuvanti, farmaci antiemetici, farmaci antianemici. Anche grazie a questi sviluppi, è oggi possibile sottoporsi a una chemioterapia continuando, in alcuni casi, a condurre normalmente la propria vita.

Secondo uno studio recente, solo un paziente su dieci ha dovuto lasciare il lavoro nei quattro anni dopo la diagnosi. Quattro su dieci hanno interrotto l'attività durante le cure, ma l'hanno ripresa subito dopo. Ulteriori sviluppi si avranno con la messa a punto dei cosiddetti farmaci biologici, il primo dei quali è stato commercializzato nel 2000. Si tratta di sostanze analoghe a quelle prodotte dall'organismo (per lo più proteine), in grado di interferire con la moltiplicazione cellulare a livello di produzione proteica o addirittura a livello genico, bloccando l'oncogene responsabile della malattia. Parallelamente ai farmaci biologici, si registrano successi anche nel campo dell'immunologia dei tumori, con la creazione dei cosiddetti "vaccini contro il cancro". Il primo di essi è stato commercializzato per il trattamento del melanoma, ma ulteriori studi sono in corso per estendere questa strategia ad altre forme di cancro.

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