Lo studio dell'anatomia

Antonio Benivieni, Leonardo da Vinci, Andrea Vesalio e William Harvey: sono i padri dell'anatomia. È grazie ai loro studi che nel Rinascimento la scienza medica e soprattutto la chirurgia hanno potuto svilupparsi ed espandere le conoscenze sul funzionamento del corpo umano.

Durante il Rinascimento, la grande attenzione posta alla pratica sperimentale produce in campo medico lo sviluppo degli studi di anatomia. Alla fine del Quattrocento, Antonio Benivieni, medico dell'Ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze, scrive oltre un centinaio di osservazioni cliniche, frutto di esami necroscopici (sui cadaveri). Grazie alle sue osservazioni, Benivieni è unanimemente riconosciuto come il precursore dell'anatomia patologica, la scienza che a tutt'oggi cerca di comprendere le cause delle malattie studiando i tessuti e gli organi colpiti.

Nei primi del Cinquecento, Leonardo da Vinci studia il corpo umano, praticando la dissezione dei cadaveri presso l'Ospedale fiorentino di Santa Maria Nuova. Di tale attività restano numerosi disegni, che sono considerati veri e propri capolavori di anatomia. Le sue osservazioni, incentrate sulla comparazione tra il corpo umano e la macchina, rivoluzionano la scienza medica tradizionale. Leonardo è il primo a rappresentare segmenti dello scheletro umano e a usare l'esempio della leva per spiegare come funzionano le articolazioni. Rappresenta le fasce muscolari attraverso fili o corde, mettendone in evidenza l'azione meccanica. Negli studi sulle vertebre cervicali paragona i muscoli che sorreggono il collo alle corde che sostengono l'albero delle navi.

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Le prime scuole di chirurgia
Nel Cinquecento, in Toscana, vengono aperte vicino agli ospedali diverse scuole di chirurgia, come ad esempio la Scuola dello Spedale del Ceppo di Pistoia e la Scuola Medico-Chirurgica dell'Ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze. Presso quest'ultimo, per volere di Cosimo I de' Medici, tutti i medici e i chirurghi della Toscana dovevano sostenere l'esame di abilitazione alla professione medica. Durante questo periodo la chirurgia, grazie anche al contributo di Andrea Vesalio con i suoi studi anatomo-fisiologici ("De humani corporis fabbrica", 1543), non è più considerata un'arte inferiore, da essere lasciata nelle mani di cerusici e barbieri, bensì una materia destinata a entrare nel curriculum di ogni medico. Le prime osservazioni sulla circolazione del sangue sono del fisiologo inglese William Harvey, il quale aveva identificato nel cuore la pompa che regola in modo meccanico la dinamica della circolazione sanguigna.

Successivamente, nel Seicento, ulteriori osservazioni vengono sviluppate in Toscana da Marcello Malpighi. Con il microscopio, Malpighi dimostra l'esistenza dei capillari sanguigni. Sempre in Toscana si compiono i primi esperimenti sulla trasfusione di sangue: nel 1654 Francesco Folli da Poppi, prendendo spunto dalle sue esperienze sugli innesti delle piante, compie trasfusioni pensando che esse possano curare malattie e fortificare le persone deboli, senza però conoscere l'esistenza dei gruppi sanguigni. Ciò significa che in alcuni casi i suoi esperimenti riuscirono, in altri invece fallirono provocando la morte del malato, senza che il medico capisse la ragione di questo esito così diverso.

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