ITS: verso una scelta consapevole e ambiziosa
Dimenticate l’idea che dopo il diploma esistano solo due strade: università o lavoro precario. Negli ultimi anni si è fatta largo una terza via, più concreta ed efficace: gli Istituti Tecnologici Superiori. Tradotto: formazione pratica, aziende dentro l’aula e un piede già nel mondo del lavoro. E i numeri – quelli veri – iniziano a parlare forte.
Gli ITS sono scuole di alta specializzazione tecnologica post-diploma. Durano in genere due anni e formano tecnici altamente qualificati in settori chiave dell’economia: dalla meccatronica alla moda, dall’ICT (Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione) all’energia, fino alle Life Sciences. Non sono “scuole tradizionali” perché sono costruiti insieme alle imprese: una buona parte delle ore è svolta in azienda, i docenti sono spesso professionisti del settore, i programmi nascono direttamente dai fabbisogni delle filiere produttive.
Meno teoria e più realtà.Il modello ITS è semplice ma potente, dispone di un titolo riconosciuto a livello europeo (EQF 5) ed è un ponte diretto con il lavoro. Non è un caso che i tassi di occupazione degli ITS in Italia siano tra i più alti del sistema formativo. In un mondo che cambia velocemente, questo approccio è più che innovativo, è necessario.
Se gli ITS sono una buona idea, il Campus ITS Pharma Academy è la prova che possono diventare un modello industriale. In occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy, lo scorso 13 aprile Farmindustria e la Fondazione ITS Pharma Academy hanno acceso i riflettori su alcuni numeri difficili da ignorare: oltre 300 studenti formati dal 2019, 160 attualmente in corso, 100% placement, circa 90% occupati già prima del diploma, 100% coerenza tra gli studi eil lavoro intrapreso.
Tradotto in poche parole: chi entra, lavora. E nel settore giusto. Il Campus mostra segnali importanti anche sul fronte inclusione e qualità: 35% sono donne (più della media STEM), 30% sono studenti universitari o laureati. Segno che gli ITS non sono più un’alternativa “di ripiego”, ma una scelta strategica.
Il progetto nasce nel 2019 dalla collaborazione tra Farmindustria e la Fondazione ITS Pharma Academy, evolvendosi fino alla creazione nel 2023 del primo Campus ITS in Italia con residenzialità per studenti. Come ha sottolineato durante l’evento “Competenze per l’innovazione” il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, si tratta di “un modello innovativo di politica attiva del lavoro per colmare il mismatch delle competenze e favorire l’occupazione”.
La Giornata del 13 aprile è stata anche (e soprattutto) un orientamento concreto grazie al coinvolgimento delle 20 aziende farmaceutiche e di oltre 600 giovani nel career day. Il passo importante che si sta facendo in termini di “andare oltre” è che il Campus ormai non si limita a formare tecnici. Sta diventando, infatti, un hub di innovazione: collaborazioni con università, accesso a laboratori PNRR di ultima generazione, progetti di formazione continua per i lavoratori.E soprattutto: uno sguardo internazionale.
“L’obiettivo – commenta Giorgio Maracchioni, Presidente Fondazione ITS Pharma Academy - è promuovere un modello di Campus che, da un lato, mira a contrastare lo skills mismatch attraverso la formazione di risorse umane altamente specializzate e, dall’altro, si apre a nuove prospettive orientate alla ricerca, alle competenze e alla loro “portabilità” internazionale”. Le aziende cercano competenze che spesso non trovano, gli ITS le costruiscono su misura.
La vera sfida è culturale (e non tecnica)
Con numeri come quelli dell’ITS Pharma Academy, il tema non è più dimostrare che gli ITS funzionano ma farli riconoscere per quello che sono davvero. La vera domanda è perché non tutti li scelgono? In Italia, per decenni, il successo formativo è stato associato quasi esclusivamente all’università. Un riflesso culturale radicato che ancora oggi orienta famiglie e studenti. L’idea che un percorso tecnico-professionale possa essere non solo valido, ma addirittura più efficace in termini occupazionali, fatica ancora a imporsi.
Gli ITS non sono un’alternativa “di serie B”, ma una risposta precisa a un’economia che ha bisogno di competenze specialistiche, aggiornate e operative. Mentre le imprese cercano tecnici qualificati e faticano a trovarli, esiste già un sistema che li forma con successo, ma che non è ancora pienamente valorizzato nel dibattito pubblico e nelle scelte individuali. Serve quindi un cambio di prospettiva.
Non si tratta di contrapporre ITS e università, i due percorsi possono dialogare, integrarsi, persino convergere. La vera innovazione, allora, non è solo nei laboratori o nei modelli didattici. È nella mentalità. Quando scegliere un ITS sarà percepito come una scelta consapevole e ambiziosa, il sistema avrà fatto il salto di qualità definitivo. E a beneficiarne non saranno solo gli studenti, ma l’intera Nazione.