STEM, perché le imprese non trovano tecnici e laureati: i dati che spiegano il mismatch
Il mismatch tra domanda e offerta di competenze STEM continua ad allargarsi e il mercato del lavoro non riesce a stare al passo. Le imprese cercano laureati, tecnici specializzati e profili professionali legati alla scienza e alla tecnologia, ma una quota sempre più ampia risulta difficile da reperire.
I numeri del Sistema informativo Excelsior delineano un trend stabile: quasi la metà dei profili richiesti dalle aziende non si trova. Nel 2025 sono previsti 670mila inserimenti di laureati, 120mila diplomati Its Academy, 1,3 milioni di diplomati e 2,3 milioni di qualificati dell’Istruzione e Formazione Professionale (IeFP). Ma il 47% di queste figure è classificato come “di difficile reperimento”. Per i tecnici Its Academy la quota sale al 57,3%, mentre per i laureati raggiunge il 50,9%.
E non è solo un problema quantitativo. La distanza riguarda soprattutto i percorsi tecnico-scientifici, dove la richiesta aumenta più della capacità del sistema formativo di rispondere. Le imprese segnalano carenze strutturali nei profili STEM, nelle competenze digitali, nelle figure legate ai processi industriali e all’innovazione. In alcuni settori il mismatch supera tre candidature su quattro, con tassi che arrivano oltre il 70%: è il caso dei laureati in Chimica e Farmaceutica che sono i più "introvabili" (difficoltà di reperimento al 72,4%). Seguono l'indirizzo sanitario e paramedico (70,8%) e medico-odontoiatrico (67,2%).
La carenza di competenze STEM è trasversale, ma in alcuni settori pesa di più. Le imprese manifatturiere segnalano una scarsità stabile di tecnici specializzati nella gestione dei processi industriali, figure capaci di presidiare produzione, manutenzione, qualità, automazione e digitalizzazione.
Nel campo dell’informatica la distanza si allarga ulteriormente: la richiesta di sviluppatori, analisti, sistemisti e profili con competenze avanzate supera di molto l’offerta reale. Le aziende spiegano che servono laureati e diplomati con capacità di lavorare su dati, algoritmi, modellazione e gestione di sistemi digitali. È un fabbisogno che cresce rapidamente anche nei servizi, dove si rafforza la domanda di figure in grado di applicare tecnologie digitali all’organizzazione interna, al marketing, alla sicurezza informatica e ai processi gestionali.
La domanda che cresce più della formazione
Il trend delineato da Excelsior mostra che il mercato del lavoro continua a chiedere più profili tecnico-scientifici di quanti ne vengano formati. L’aumento dei fabbisogni è costante e riguarda tutti i livelli: lauree STEM, percorsi ITS Academy e qualifiche IeFP legate alla meccanica, all’automazione, all’informatica, alla chimica, alla logistica e ai servizi tecnici.
L’intero sistema produttivo registra difficoltà crescenti. Le imprese dichiarano che anche quando i candidati sono disponibili spesso non possiedono le competenze specifiche richieste. Questa distanza alimenta un circolo che rallenta innovazione, produttività e investimenti. Il fabbisogno delle aziende continua a salire, ma il ritmo di formazione non riesce a tenere il passo, soprattutto nei percorsi più tecnici e scientifici, dove l’iscrizione dei giovani rimane inferiore rispetto al potenziale.
Oltre alle STEM, tra le lauree più ricercate restano economia (193mila profili) e ingegneria (127mila). Le opportunità sono ampie anche per gli indirizzi insegnamento e formazione (117mila) e per l'area sanitaria e paramedica (54mila). Per i giovani under 30, le maggiori opportunità occupazionali si concentrano negli indirizzi statistico (51,1% delle assunzioni) e scienze motorie (40%).
I diplomati ITS più ricercati provengono dagli ambiti servizi alle imprese (27mila ingressi), sviluppo e innovazione del processo e del prodotto (16mila) e meccatronica (13mila).
Ci sono ottime opportunità per i giovani nei settori mobilità (94,3% di assunzioni under 30), energia sostenibile (51,9%) e architetture software e data management (44,6%). Tuttavia il mismatch resta elevatissimo: sono difficili da reperire 67 mila tecnici ITS (57,3%), con picchi del 94,2% per sostenibilità energetica ed economia circolare e dell'87,7% per efficienza energetica. Seguono poi produzione di apparecchi dispositivi diagnostici e medicali, moda e sviluppo e innovazione del processo e del prodotto tutti con un mismatch che interessa 3 posizioni su 4 (intorno al 75%).
Perché il divario non si chiude
Il mismatch è alimentato da fattori diversi. Le imprese rilevano un disallineamento tra contenuti della formazione e competenze operative richieste nei processi produttivi. I percorsi tecnico-professionali più specializzati, come gli ITS Academy, restano ancora limitati nel numero di studenti, mentre il mercato segnala una richiesta superiore. Anche le lauree STEM, pur registrando una crescita negli ultimi anni, non riescono a colmare un divario che riguarda meccanica, informatica, ingegneria, scienze dei materiali, chimica e settori affini.
Si tratta di un problema strutturale che riguarda non solo la quantità dei percorsi attivati, ma anche la loro distribuzione geografica e la capacità di rispondere a esigenze che cambiano rapidamente. Le imprese chiedono figure che sappiano lavorare con tecnologie digitali, sistemi automatici, processi data-driven e metodologie di produzione avanzate. Ma la formazione, soprattutto quella più tradizionale, procede con una velocità diversa.
L’impatto sulle imprese
La difficoltà di reperimento incide sulle scelte industriali. Le aziende spiegano che il divario ostacola l’espansione di alcune linee produttive, rallenta l’adozione di tecnologie innovative e richiede investimenti crescenti nella formazione interna. In più comparti la scarsità di profili STEM porta a tempi di selezione più lunghi, a un aumento della competizione tra imprese e alla necessità di contratti più flessibili per attrarre le professionalità disponibili.