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Approfondimenti A cura di Redazione Farmindustria

I giovani di oggi in Italia: adulti sempre più tardi

In Italia, gli under 35 vedono sempre più lontano il proprio progetto di vita e diventare adulti richiede più tempo, per non parlare di mettere su famiglia. Secondo gli ultimi dati ISTAT, sono 31,6% i laureati, 68,7% gli occupati, il 55,9% è andato a vivere da solo. A questi dati si aggiunge la nostra cultura familiare che tende a favorire la convivenza prolungata con i genitori fino ai 30,1 anni rispettoallamedia europea di circa 26 anni (nel Nord Europa i giovani, sostenuti da un welfare solido, escono di casa prima dei 18 anni).

Il primo figlio arriva a 32,6 anni e il matrimonio a 36,9. In vent’anni l’Italia ha perso il 26.6% dei giovani. Le note positive sono che i laureati e il tasso di occupazione giovanile sono in aumento. Ma proviamo a mixare i dati.

Lavora il 68,7% dei ragazzi di cui solo il 22,7% ha figli, sarebbero 965mila su 4,2 milioni. Cosa significa? Dietro al fenomeno della denatalità si nasconde la de-genitorialità, raggiungere le tappe principali della vita è sempre più difficile soprattutto se si prova a raggiungerle in contemporanea.

 “Sto bene così” è il genere di risposta che si ha dai “mammoni” per i quali la convivenza con i genitori è una soluzione naturale e ormai si comprende bene che non sia data solo dall’incertezza del lavoro, dal prolungamento degli studi o dall’eccessivo costo delle case.