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Industria farmaceutica A cura di Redazione Farmindustria

Farmaceutica, il motore industriale che spinge l’Italia: crescita, export e prossime sfide

Un’industria da oltre 50 miliardi che traina l’export

Nel pieno di una trasformazione globale della sanità e dell’innovazione tecnologica, l’industria farmaceutica italiana si conferma uno dei pilastri più solidi del sistema produttivo nazionale. I dati più recenti consolidano una traiettoria di crescita costante. Nel 2024 – base di riferimento per il biennio successivo – il valore della produzione farmaceutica in Italia ha raggiunto i 56 miliardi di euro, con una quota export pari a circa 54 miliardi, oltre il 90% della produzione totale.

Questo dato colloca il settore farmaceutico tra i principali protagonisti del commercio estero italiano, contribuendo per oltre il 9% all’export manifatturiero complessivo. Una performance che nel 2025 e nei primi mesi del 2026 continua a mostrare segnali di consolidamento, sostenuta dalla domanda globale di farmaci innovativi e vaccini.

“I risultati da record dell’export farmaceutico italiano nel 2025 confermano la solidità del nostro settore, anche in un contesto globale complesso. Il dato positivo ha beneficiato in parte dall’effetto scorte generato all’inizio dell’anno, con l’annuncio dei possibili dazi” dichiara il Presidente di Farmindustria Marcello Cattani al Sole 24 Ore “Ma sarebbe riduttivo spiegare questo successo solo in questo modo. Il vero motore è il valore del sistema industriale della nostra Nazione: ricerca, qualità manifatturiera, competenze e capacità di innovazione”.  

Investimenti e occupazione: crescita sopra la media industriale

Uno degli elementi più rilevanti è la dinamica degli investimenti. Nel 2024 gli investimenti complessivi in ricerca e sviluppo (R&S) e produzione hanno raggiunto circa 4 miliardi di euro, in aumento del 13% rispetto all’anno precedente e del 33% rispetto a cinque anni prima.

Questa tendenza prosegue nel 2025-2026, trainata in particolare dallo sviluppo di farmaci biotecnologici e terapie avanzate, dalla digitalizzazione dei processi produttivi e dalla medicina personalizzata e utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Anche l’occupazione mostra segnali positivi: +1,4% su base annua e +8% nel quinquennio, con una forte crescita tra giovani under 35 (+21%) e donne (+13%). Il settore si distingue inoltre per l’elevata qualificazione del capitale umano, con circa il 90% degli addetti diplomati o laureati.

“Le nostre imprese hanno risposto con rapidità alla domanda internazionale, mantenendo standard altissimi ma per continuare a crescere nel 2026, sarà cruciale portare avanti con convinzione il percorso di riforma della governance, con il testo unico sulla farmaceutica, per rispondere positivamente alle sfide globali e agli effetti della clausola Most Favored Nation introdotto dall’amministrazione Usa”, conclude Cattani.

Guardando al 2026, il quadro è chiaro: la farmaceutica italiana rappresenta un’eccellenza industriale e scientifica, capace di generare valore economico, occupazione qualificata e innovazione. E la capacità di mantenere questa posizione dipenderà da scelte politiche e regolatorie. Senza un quadro stabile e competitivo, il rischio è quello di perdere terreno rispetto ad altri hub globali.