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Prevenzione A cura di Redazione Farmindustria

Cancro, in Europa i casi aumentano del 30%: più diagnosi tra i giovani e costi sanitari in crescita

Previsioni: mezzo milione di casi di cancro in più entro il 2040

I numeri non fanno rumore, ma indicano una direzione chiara. Dal 2000 a oggi, nell’Unione europea, il numero dei nuovi casi di cancro è cresciuto di circa il 30%. Nel 2024 le diagnosi stimate sono 2,7 milioni, cinque ogni minuto. Un fenomeno che non riguarda più solo l’invecchiamento della popolazione, ma coinvolge sempre di più anche i più giovani e pone il cancro al centro delle principali sfide sanitarie del continente. Una tendenza che pesa sui sistemi sanitari, allunga i percorsi di cura e incide sulla vita delle persone per molti anni. I numeri emergono dal report 2026 OCSE–Commissione europea, che incrocia i dati dei registri tumori, delle banche dati europee e delle statistiche sanitarie ufficiali dei Paesi UE.

Le stime indicano che la pressione è destinata a crescere. Entro il 2040, il numero di nuovi casi di cancro nell’Unione europea potrebbe aumentare di mezzo milione, pari a un incremento del 18% rispetto al 2022. Un’evoluzione che si inserisce in un contesto demografico segnato dall’invecchiamento della popolazione, ma anche dal miglioramento dei tassi di sopravvivenza. Sempre più persone convivono a lungo con la malattia, trasformando il cancro da evento acuto a condizione cronica che richiede cure, controlli e assistenza continuativi.

L’aumento dei casi tra le giovani donne

Uno dei segnali più preoccupanti riguarda le giovani donne. Negli ultimi vent’anni, il tasso di nuovi casi di cancro rispetto alla popolazione è aumentato del 16%, passando da 144 a 167 casi ogni 100mila persone.

Le tipologie più frequenti sono:

  • cancro della tiroide
  • cancro del seno
  • melanomi
  • cancro del colon-retto

Le cause non sono legate a un unico fattore. Il report ne individua diversi, tra cui i cambiamenti nei comportamenti riproduttivi, che incidono in particolare sul cancro del seno; ma anche il maggiore tasso di individuazione grazie a migliori diagnosi, come nel caso del cancro della tiroide. Infine, incidono le esposizioni precoci a fattori di rischio e le abitudini alimentari, soprattutto per il cancro del colon-retto.

Una diagnosi precoce che allunga il peso della malattia

Indipendentemente dalle cause, la diagnosi in età più giovane ha un effetto chiaro: più anni di trattamenti e monitoraggi. Questo significa una pressione prolungata sui sistemi sanitari e un impatto duraturo sul benessere fisico, psicologico e socioeconomico dei pazienti. Il cancro non si esaurisce con la fine delle terapie. Per molti diventa una condizione con cui convivere a lungo, tra controlli, effetti collaterali e difficoltà di reinserimento nella vita lavorativa e sociale.

Spesa sanitaria: raddoppiata dal 1995

L’aumento dei casi si riflette direttamente sui costi. Nell’Unione europea, la spesa sanitaria connessa al cancro è raddoppiata dal 1995, passando da 54 miliardi di euro a 120 miliardi nel 2023. Nel 2023, le cure oncologiche hanno assorbito il 6,9% della spesa sanitaria totale. Le proiezioni indicano che entro il 2050 la spesa pro capite per il cancro potrebbe aumentare del 59% in termini reali nei Paesi UE-27.

Questa crescita avviene in un contesto di bilanci pubblici sotto pressione, segnati da priorità concorrenti e da prospettive economiche incerte. Diventa quindi centrale garantire che gli investimenti nelle cure oncologiche producano un buon rapporto costi-benefici.

Ritardi nelle diagnosi che continuano a costare vite

Il report evidenzia come vi sia ancora ampio margine per migliorare la qualità delle cure oncologiche. I ritardi nell’accesso alla diagnosi e al trattamento restano una delle principali criticità. I programmi di screening di massa hanno dimostrato di essere efficaci e convenienti, ma la loro diffusione rimane disomogenea tra Paesi e gruppi sociali. Le conseguenze sono diagnosi tardive e minori possibilità di cure tempestive.

Nel caso del cancro del colon-retto, tra il 15% e il 40% dei pazienti riceve la diagnosi solo dopo l’accesso al pronto soccorso. Una modalità associata a esiti significativamente peggiori. I dati OCSE mostrano che i pazienti sottoposti a chirurgia d’emergenza per questo tumore hanno una probabilità di decesso entro 30 giorni sette volte superiore rispetto a chi affronta un intervento programmato.

Personale insufficiente e sistemi poco coordinati

A peggiorare il quadro contribuiscono le carenze di personale, la limitata capacità di diagnosi e la mancanza di sistemi coordinati di indirizzamento dei pazienti. Queste criticità colpiscono in modo particolare le popolazioni vulnerabili e le aree rurali. Il risultato è un accesso diseguale alle cure, che amplifica le differenze negli esiti di salute e nell’esperienza dei pazienti.

Differenze ingiustificate nelle pratiche cliniche

Il report segnala ampie divergenze nella pratica medica oncologica tra i Paesi europei. Differenze che non sempre riflettono bisogni clinici diversi e che possono portare sia a diagnosi tardive sia a trattamenti inutili. Un esempio riguarda il cancro della prostata negli uomini sopra i 75 anni: la percentuale di diagnosi in fase iniziale varia dal 53% nei Paesi Bassi all’81% in Lussemburgo, a testimonianza di approcci di screening molto diversi.

Nel caso del cancro del seno, la percentuale di mastectomie parziali, meno invasive e con benefici di sopravvivenza simili a quelle complete, varia dal 79% in Spagna a valori pari o inferiori al 50% in Romania e Polonia.

Farmaci innovativi e accesso ai pazienti

Non tutte le innovazioni producono reali vantaggi, secondo il report, sottolineando ancora di più il valore dell’Health Technology Assessment – HTA per valutare l’innovazione e orientare le politiche di rimborso, dei prezzi e degli orientamenti clinici sulla base di dati reali.

In occasione del World Cancer Day 2026, Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, ha sottolineato che oggi la ricerca oncologica vive una fase di forte avanzamento, ma il valore dell’innovazione dipende dalla capacità di renderla rapidamente accessibile ai pazienti. In particolare, ha ricordato che nel 2025 l’Agenzia europea per i medicinali ha approvato 14 nuovi farmaci oncologici.

Un segnale della vitalità della ricerca e una speranza concreta per milioni di persone. Resta però centrale il nodo dell’accesso: in Europa i tempi tra approvazione e reale disponibilità delle terapie superano in media i 14 mesi, con differenze tra Paesi e territori. Ridurre questi ritardi, ha evidenziato Cattani, è essenziale per evitare disuguaglianze e garantire che l’innovazione si traduca in benefici concreti per i pazienti.

Il punto di vista dei pazienti

Dall’indagine PARIS dell’OCSE emerge come le persone affette da cancro siano più vulnerabili rispetto ad altri pazienti delle cure primarie. Segnalano un peggioramento della salute fisica, del benessere. Solo una persona su tre ritiene che le cure ricevute abbiano un approccio realmente centrato sulla persona. Tra i nodi da sciogliere: la scarsa integrazione dei dati, il limitato coordinamento delle cure e il basso coinvolgimento dei pazienti. La diagnosi di cancro riduce in media del 14% la probabilità di occupazione, con un impatto maggiore nell’Europa centrale e meridionale.

Le quattro priorità per migliorare le cure oncologiche

Il report individua quattro direttrici comuni seguite dai Paesi UE, insieme a Norvegia e Islanda:

  • percorsi oncologici integrati, per garantire accesso tempestivo e coordinato
  • norme basate su dati concreti e monitoraggio delle prestazioni
  • uso più efficiente delle risorse e adozione dell’innovazione tecnologica
  • approccio centrato sulla persona, che consideri anche le dimensioni sociali ed economiche della malattia

Il cancro continua a crescere in Europa, colpisce sempre prima e pesa sempre di più sui sistemi sanitari. Di fronte a una domanda in aumento e a risorse limitate, la sfida non è solo curare, ma farlo meglio, più in fretta e in modo più equo. I dati indicano una direzione chiara: senza un cambio di passo nelle politiche oncologiche, il divario tra bisogni e capacità dei sistemi sanitari è destinato ad ampliarsi.

Fonte: Delivering High Value Cancer Care