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Industria farmaceutica

STEM e donne, l’Italia in Top 10 Ue: «È il momento di accelerare su formazione e orientamento»

Il capitale umano c’è. Il sistema deve saperlo valorizzare

C’è un numero che racconta un’Italia diversa da quella dei luoghi comuni: nelle discipline STEM* e nelle Life Sciences** il 40% dei laureati è donna. Un risultato che, secondo Farmindustria sulla base di dati Eurostat, colloca la nostra nazione nella Top 10 dell’Unione europea e sopra la media Ue. Il punto, però, non è solo fotografare un primato: è evitare che resti un dato buono per i convegni. In altre parole, la competizione, oggi, si gioca sulla capacità di trattenere talenti e trasformare competenze in ricerca, industria e lavoro qualificato.

È il messaggio lanciato da Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, in occasione della Settimana Italiana delle discipline STEM e della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella Scienza (11 febbraio). Al centro, la richiesta di una strategia che unisca imprese, scuola e università, e che metta le STEM tra le priorità industriali del Paese.

Cattani lega la crescita delle Life Sciences a una condizione precisa: costruire un sistema capace di valorizzare competenze e persone. «Le Life Sciences sono uno dei motori più dinamici dell’economia, dell’innovazione e dell’occupazione. Ma per continuare a crescere e competere servono persone, competenze e un sistema capace di valorizzare i talenti. È il momento di accelerare su formazione e orientamento, rafforzando le alleanze tra imprese, scuola, università e istituzioni soprattutto sulle discipline STEM, priorità strategica per il Paese».

L’obiettivo dichiarato è fare in modo che i talenti formati in Italia trovino qui opportunità di sviluppo e carriera. Nella nota si sottolinea infatti che è «fondamentale offrire opportunità di crescita in Italia a questi talenti perché scelgano di restare nella nostra Nazione e contribuire alla crescita e all’innovazione». Il tema non è astratto: senza percorsi credibili, il rischio è che la forza della formazione si trasformi in un vantaggio per altri sistemi.

Il dato Eurostat: 40% di laureate, sopra Francia, Germania e Spagna

Farmindustria richiama numeri Eurostat per inquadrare la posizione italiana in Europa. La quota di donne sul totale dei laureati in discipline STEM e Life Sciences, si legge, «raggiunge il 40%», un valore superiore a Francia (35%), Germania (29%) e Spagna (28%) e anche alla media europea (34,6%). Non solo: l’Italia viene indicata come terzo Paese dell’Unione per numero complessivo di laureati in STEM e Life Sciences, «tra i leader europei sia per dimensione sia per presenza femminile». È un punto di forza, ma l’accento si sposta subito sul passaggio successivo: come trasformare quei numeri in capacità industriale, occupazione e innovazione.

Il nodo che costa: mismatch da 1,8 miliardi e aziende in difficoltà

Un problema strutturale è la distanza tra le competenze richieste dalle imprese e quelle che arrivano dal sistema scolastico e universitario. È il «mismatch», che nel comparto Life Sciences «genera un costo di 1,8 miliardi di euro». E c’è un altro dato che racconta quanto la difficoltà sia quotidiana: «l’88% fatica, infatti, a reperire competenze tecniche, soft skills e competenze manageriali».

Farmindustria collega questo disallineamento alla necessità di intensificare il dialogo tra imprese e formazione, in modo che le competenze scientifiche e tecniche restino agganciate ai trend dell’innovazione. Se negli ultimi 20 anni la crescita dei laureati STEM in Italia è stata del 57%, il sistema è già entrato in una fase di trasformazione delle organizzazioni aziendali che rende insufficienti risposte lente o episodiche. Per Farmindustria bisogna lavorare «fin dai primi anni di scuola», perché è lì che emergono divari nelle competenze scientifiche e quei divari, più avanti, si trascinano nel mondo del lavoro.

Dai progetti all’alleanza: alternanza, ITS, università e protocollo

Nela nota, Cattani richiama il lavoro già avviato dal settore per avvicinare i giovani alle professioni scientifiche. «Farmindustria e le imprese del settore – spiega Cattani - investono da tempo in percorsi concreti per avvicinare i giovani alle professioni del futuro, dall’orientamento scolastico fino alla formazione tecnica e universitaria».

Farmindustria ricorda il progetto di alternanza scuola - il Campus ITS Pharma Academy, che «ha formato, con il contributo delle imprese, 250 giovani in 5 anni» e «oltre 50 collaborazioni con le università». Viene ricordato anche il Protocollo con MUR e CRUI, siglato con il Ministro Bernini, con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione pubblico-privato e favorire la formazione di professionalità altamente qualificate, in particolare nelle discipline STEM, attraverso la partecipazione delle imprese alle attività formative universitarie e post-universitarie (scuole di specializzazione, master e dottorati industriali) e alla didattica integrativa.

Lavoro giovanile e partita internazionale: la Cina accelera sui trial clinici

Il tema STEM si inserisce anche dentro una dinamica occupazionale: nelle imprese del settore, l’occupazione under 35 è aumentata del 21% in 5 anni. Ma la sfida, per Farmindustria, non si esaurisce nei confini nazionali. Il presidente Cattani lega la competitività alla velocità con cui cambia la geografia della ricerca. «L’innovazione corre velocemente e gli equilibri mondiali stanno cambiando. Oggi la Cina avvia il 28% dei trial clinici globali, contro appena il 3% di 10 anni fa. L’Europa deve recuperare terreno con politiche più attrattive e una visione industriale chiara. Non possiamo restare a guardare mentre altri Paesi accelerano. Come dimostra l’azione del Governo italiano, servono scelte coraggiose per sostenere ricerca, competenze e innovazione», conclude Cattani.

Fonte: comunicato Farmindustria