Donne nell’industria farmaceutica: perché il settore guida la parità di genere in Italia
In Italia, nell’industria farmaceutica la parità di genere è già nei numeri. Quasi metà degli addetti del settore è donna e nella ricerca le donne sono la maggioranza. Il World Economic Forum ricorda che la gender equality è decisiva per la solidità delle imprese*. Il settore lo dimostra da tempo: secondo Istat, traina l’export italiano, attrae competenze e registra una crescita dell’occupazione femminile più alta della media del settore. Il divario salariale è vicino allo zero.
L’immagine è quella di un comparto che cresce, investe, include e richiede competenze sempre più qualificate. La presenza femminile è distribuita nei ruoli ad alta specializzazione - laboratori, Ricerca e Sviluppo (R&S), qualità, funzioni regolatorie – dove l’accesso passa da lauree scientifiche, percorsi tecnici, master e attività di ricerca. Le imprese assorbono profili STEM più della media nazionale, proprio in un’area in cui il divario di genere nel Paese resta ampio.
Secondo gli indicatori farmaceutici 2025, l’industria farmaceutica conta 70.000 addetti, di cui 7.000 in Ricerca e Sviluppo. Le donne sono il 45% del totale e raggiungono il 53% nel personale di R&S). Anche nei ruoli di responsabilità la quota è alta: il 47% di quadri e dirigenti è donna. Tra gli under 35 la percentuale sale ancora: il 56,3% dei quadri e dirigenti under 35 è femminile.
Dal 2018 al 2023 l’occupazione femminile è cresciuta del +14%, contro il +9% dell’occupazione complessiva, con un +22% per le under 35. È una crescita che supera quella maschile e contribuisce in modo diretto all’espansione del settore.
Sul piano salariale, il divario è minimo. Nella fascia 30-49 anni, il gender pay gap è -0,5%, contro -11,6% della media manifatturiera. Sul totale degli addetti il divario è -6,9%, mentre nel resto della manifattura arriva a -14,5%. La differenza ridotta indica sistemi di inquadramento uniformi e percorsi di carriera più trasparenti.
Parità di genere: misure, organizzazione, strumenti
La parità non riguarda solo l’occupazione, ma anche l’organizzazione interna. Il 71% delle imprese ha ottenuto la Certificazione della Parità di Genere e un altro 22% aveva già avviato l’iter a inizio del 2025. Il 91% delle aziende utilizza sistemi strutturati per la gestione delle risorse umane per allineare obiettivi individuali e aziendali.
Più del 60% delle aziende ha attivato iniziative contro la violenza di genere: campagne informative, formazione, progetti con associazioni non profit, corsi di autodifesa.
La contrattazione aziendale è molto diffusa: il 79% delle imprese ha un contratto attivo e il 94% dei lavoratori è coperto. Quest sistema ha sostenuto la riduzione del gender gap e aumentato la permanenza delle donne nel settore.
Welfare, natalità, conciliazione: come funziona il modello dell’industria farmaceutica
Il welfare dell’industria farmaceutica è tra i più sviluppati della manifattura italiana. Il 91% delle imprese offre forme di flessibilità: part-time, smart working, orari modulati, permessi aggiuntivi. Il 58% sostiene servizi per la famiglia, come asili nido, rimborsi scolastici e assistenza domestica.
Il 55% investe in medicina preventiva con screening, check-up e vaccinazioni. Il 47% amplia i congedi oltre le previsioni di legge e contratto (CCNL). Il 42% introduce servizi per la conciliazione, come lavanderie o mense take-away.
Sul fronte del benessere, il 59% offre counseling psicologico e percorsi sulla gestione dello stress. Il 55% incentiva l’attività fisica, con palestre interne o convenzioni. Il 32% dà accesso a nutrizionisti, il 29% a programmi di life coaching e il 24% a iniziative sull’healthy ageing.
Secondo Farmindustria, questo insieme di misure incide su un dato raro nel panorama italiano: il numero di figli per dipendente è superiore del 45% rispetto alla media nazionale. È un indicatore della capacità del settore di trattenere le donne e sostenere le famiglie.
Competenze, ruoli e perché il settore riduce il divario STEM
La crescita della presenza femminile è legata al peso delle professioni scientifiche. Il settore richiede competenze qualificate e permette un ingresso diretto a chi ha percorsi STEM. In Italia il divario resta alto: solo il 16% delle donne tra 25 e 34 anni ha una laurea in scienza, tecnologia, ingegneria o matematica, contro il 37% degli uomini. L’industria farmaceutica agisce come correttivo parziale, assorbendo profili avanzati e offrendo carriere più lineari.
Il Made in Italy che integra inclusione e produttività
Il quadro finale è quello di un settore che combina crescita industriale, formazione continua e inclusione. È un modello già consolidato, basato su competenze specialistiche, organizzazioni strutturate e una presenza femminile che aumenta insieme al valore della filiera.