Giovani STEM e industria farmaceutica: cresce il lavoro ma mancano ancora le competenze giuste
Ci sono posti di lavoro già pronti e ben retribuiti, ma mancano i giovani con le competenze per occuparli. Succede nell’industria farmaceutica in Italia, dove ricerca, biotecnologie e produzione avanzata crescono più velocemente dei percorsi di studio. Chi ha una formazione STEM entra subito, ma il sistema non ne forma abbastanza e non sempre dà sufficienti abilità per essere pronti al mondo del lavoro. Proprio in questo scarto si gioca una parte del futuro della nazione.
L’88% delle imprese farmaceutiche in Italia non trova i tecnici di cui ha bisogno. Il dato, rilevato dal sistema Excelsior di Unioncamere, con il Ministero del Lavoro, racconta il divario tra domanda e offerta di competenze nelle Scienze della Vita**. Il settore innova e cresce ma la formazione procede più lentamente.
In particolare, il mismatch tra profili richiesti e competenze disponibili pesa per quasi 1,8 miliardi di euro sull’intera filiera dell’industria farmaceutica. Per ridurre questo scarto, il settore sostiene da anni percorsi tecnici avanzati, laboratori didattici, collaborazioni con scuole e università, programmi che portano gli studenti dentro le competenze reali, quelle utili alle imprese. Una scelta obbligata: senza nuove competenze non c’è innovazione possibile.
L’occupazione nel settore cresce in modo costante e apre opportunità concrete per chi arriva da percorsi STEM. Negli ultimi cinque anni gli under 35 sono aumentati del 21% (fonte: indicatori farmaceutici 2025) e l’85% ha un contratto a tempo indeterminato. L’industria farmaceutica si conferma così un comparto che offre ai neolaureati accesso stabile in ricerca e produzione. Dall’altra parte, l’88% delle imprese segnala difficoltà nel reperire tecnici qualificati, soprattutto nei processi industriali avanzati. Uno scarto che riguarda chi sta entrando nel mercato del lavoro: capire quali competenze servono e costruirle già durante il percorso di studi.
Il bollettino del Sistema informativo Excelsior stima a dicembre 2025 un 47,9% di difficoltà di reperimento nell’industria generale. Gli specialisti nelle Scienze della Vita sono tra i più introvabili: 1.660 entrate con un tasso di difficoltà dell’89,4%. Tra le professioni tecniche — 39.560 ingressi previsti, 53,2% difficili da trovare — le criticità più elevate riguardano i tecnici della gestione dei processi produttivi (3.220 posizioni, difficoltà 64,9%), i tecnici ingegneristici (3.770, 62,0%), i tecnici della salute (7.620, 59,5%) e i tecnici informatici e delle telecomunicazioni (4.060, 59,0%).
Le aziende farmaceutiche cercano personale capace di lavorare in reparti produttivi automatizzati e regolati. La transizione tecnologica richiede competenze specifiche. Chi le possiede entra rapidamente nel mondo del lavoro e continua a formarsi e crescere all’interno dell’azienda. Il tasso di coerenza tra studi e occupazione nei percorsi specialistici conferma che la domanda è stabile e alta.
Investimenti e crescita occupazionale: cosa dicono i numeri
L’industria farmaceutica in Italia è un’eccellenza del Made in Italy. Nel 2024 ha realizzato investimenti per 4 miliardi di euro: 1,7 miliardi in produzione, 2,3 miliardi in ricerca e sviluppo, oltre 800 milioni in studi clinici nel Servizio Sanitario Nazionale (link).
Gli investimenti in ricerca e produzione sono aumentati del 13% in un anno e del 33% in cinque anni (Link: Farmindustria). L’occupazione totale è salita dell’1,4% in un anno e dell’8% nel quinquennio, con un picco del +21% tra gli under 35. Le donne sono il 45% dei 71.000 addetti e la loro presenza è aumentata del 13% in cinque anni. I ricercatori sono 7.300, in crescita del 3% su base annua e pari a oltre il 10% del totale. Le imprese investono in formazione continua in azienda e in sistemi di welfare strutturati.
Come il settore risponde allo scarto: formazione terziaria, up-skilling e re-skilling
Per ridurre il mismatch, il settore investe in percorsi formativi costruiti con le imprese. È il caso dell’ITS Pharma Academy di Roma, potenziata con i fondi del PNRR. La rete degli ITS dedicati alla farmaceutica ha formato oltre 250 studenti dal 2019, con un placement del 100% e assunzioni nel 90% dei casi prima del diploma. Oggi i percorsi attivi accolgono circa 140 giovani e coprono le aree più critiche: produzioni sterili, controllo qualità, analisi chimiche e chimico-fisiche, analisi microbiologiche, biotecnologie, cosmeceutici, nutraceutici e tecnologie smart per i modelli avanzati.
Accanto agli ITS, il settore finanzia programmi di up-skilling per chi già lavora e di re-skilling per chi deve aggiornare competenze. La collaborazione tra imprese e sistemi formativi nasce dall’esigenza di offrire strumenti e processi identici a quelli usati nelle aziende. Il collegamento diretto tra formazione e industria velocizza l’ingresso nel lavoro e riduce la distanza tra ciò che serve e ciò che viene insegnato.
Un esempio recente è il nuovo Campus Pharma Academy: un progetto residenziale con aule, laboratori, start-up, alloggi e servizi. I laboratori, finanziati dal PNRR e co-progettati con le imprese, hanno un livello tecnologico avanzato. Sono dedicati a produzioni farmaceutiche sterili, controllo qualità, analisi chimiche, analisi chimico-fisiche, controllo microbiologico, biotecnologie, cosmeceutici, nutraceutici e tecnologie smart per Industria 5.0.
Cooperazione internazionale e retention dei talenti: perché contano per i giovani
La cooperazione internazionale rafforza i percorsi di formazione e le opportunità per i giovani. I protocolli tra università, imprese e istituzioni puntano a trattenere talenti in Italia, attrarne dall’estero e costruire percorsi condivisi. Tra questi, le iniziative avviate con il Ministero dell’Istruzione Egiziano nell’ambito del Piano Mattei: progetti congiunti, scambio di docenti e studenti, titoli terziari riconosciuti in entrambi i Paesi.
In un contesto competitivo, sono necessarie competenze aggiornate e capacità di adattamento alle tecnologie che cambiano. Per i giovani significa accesso a formazione avanzata e a reti professionali che facilitano l’ingresso nel lavoro.
Perché le competenze STEM sono la leva principale per entrare nel settore
Le imprese cercano, in particolare, laureati in chimica, biologia, farmacia, ingegneria, data science. Alle competenze scientifiche vanno affiancate competenze trasversali, digitali e conoscenze dei modelli regolatori. L’industria farmaceutica è uno dei settori con la relazione più diretta tra formazione e occupazione: i dati di placement dei percorsi tecnici e la stabilità contrattuale mostrano che chi possiede competenze adeguate entra rapidamente nel mercato.
La sfida non è la mancanza di posti, ma la mancanza di profili pronti a occuparli. Il nodo resta la quantità di giovani formati e la velocità con cui il sistema formativo riesce a seguire i cambiamenti.