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Ricerca A cura di Andrea Grignolio

La poliomielite: storia, vaccini e situazione oggi

La sfida tra Salk e Sabin: due vaccini, un obiettivo

La poliomielite è una delle malattie che meglio racconta il potere dei vaccini: da incubo globale a malattia quasi eradicata. La sua storia intreccia scienza, competizione e scelte etiche che hanno salvato milioni di vite.

Negli anni ’40 e ’50, la poliomielite era l’incubo delle famiglie occidentali: colpiva i bambini in poche ore, li lasciava paralizzati o dipendenti dai polmoni d’acciaio.
Le estati diventavano stagioni di paura.

Serviva un vaccino. E serviva in fretta.

Jonas Salk (1955): il vaccino inattivato

Salk propose un’idea semplice e rivoluzionaria:
usare un virus ucciso, incapace di fare danni ma tuttavia riconoscibile dal sistema immunitario.

Il trial clinico del 1954 coinvolse 1,8 milioni di bambini.
Quando i risultati furono annunciati — “sicuro, efficace, pronto all’uso” — le campane delle chiese americane suonarono.

Nessun vaccino aveva mai emozionato così tanto l’opinione pubblica. Molti genitori si misero in fila nei centri vaccinali con le lacrime agli occhi per la felicità: i loro figli sarebbero stati finalmente protetti.

Albert Sabin (anni ’60): il vaccino attenuato orale

Sabin non era soddisfatto: voleva proteggere non solo dalla malattia, ma anche dalla trasmissione.
Creò un vaccino orale con virus vivo attenuato, ideale per campagne di massa e Paesi a basso reddito.

Era:

  • più facile da distribuire (uno zuccherino imbevuto di un liquido rosa)
  • più efficace nel bloccare la circolazione del virus
  • capace di indurre immunità duratura (mucosale)

Una rivalità scientifica che ha salvato milioni di vite

Due approcci diversi, un unico obiettivo: fermare la poliomielite.

Salk garantiva sicurezza individuale.
Sabin garantiva immunità di comunità.

Il mondo aveva bisogno di entrambi. E infatti entrambi rinunciarono al brevetto.
Non fu una scelta marginale, né ingenua: fu l’affermazione di un’idea di scienza profondamente diversa, in cui il valore della scoperta non si misurava nella sua esclusività economica, ma nella sua capacità di liberare milioni di bambini dalla paura della paralisi.
In un’epoca segnata da epidemie ricorrenti e da una fiducia fragile nel progresso, Salk e Sabin condivisero la convinzione che un vaccino contro la poliomielite dovesse appartenere a tutti. Non perché la ricerca non avesse un costo, ma perché, di fronte a una minaccia collettiva, la salute pubblica veniva prima di ogni altra considerazione.

Quel gesto non cancellò il bisogno di sostenere la ricerca, né risolse per sempre il dilemma tra innovazione e accesso. Ma rimane, ancora oggi, una pietra di paragone morale: il ricordo di un momento in cui la scienza scelse deliberatamente di misurarsi non solo con ciò che era possibile fare, ma con ciò che era giusto fare.

Dalla paura all’eradicazione della polio

In pochi decenni, la poliomielite è passata da incubo globale a malattia quasi scomparsa. Questo risultato è uno dei grandi successi della sanità pubblica.

Grazie ai vaccini di Salk e Sabin:

  • la polio è stata eliminata nelle Americhe e in Europa
  • l’Africa è stata dichiarata polio-free nel 2020
  • oggi il poliovirus selvaggio circola solo in Pakistan e Afghanistan

La loro sfida scientifica dimostra una verità profonda:
la scienza avanza quando idee diverse si sommano, non quando si eliminano.

La polio oggi: perché non è ancora finita

La poliomielite è quasi scomparsa dal mondo, ma il virus non è ancora del tutto sparito. Alcuni recenti ritrovamenti mostrano che la vigilanza resta essenziale, anche in Paesi dove la malattia non si vede più da decenni.

Cosa è successo in Europa tra il 2024 e il 2025

Tra settembre e dicembre 2024, diversi Paesi europei hanno rilevato nelle acque reflue VDPV2, ossia poliovirus derivati dal vaccino orale (OPV), geneticamente collegati al ceppo nigeriano.
Sono stati identificati in 16 città di cinque Paesi — senza alcun caso umano associato.

Nel gennaio 2025, però, è arrivata una notizia molto preoccupante:
ad Amburgo è stato individuato un poliovirus selvaggio (WPV) nelle acque reflue — il primo rilevamento in Europa dopo molti decenni.

(Fonte: ECDC, Detection of wild poliovirus in wastewater, 2025)

Perché accade: il meccanismo alla base

Il vaccino orale di Sabin (OPV) è stato lo strumento decisivo per eliminare la polio in gran parte del mondo, ma il suo funzionamento spiega anche i rilevamenti attuali:

  • contiene virus vivo attenuato
  • si replica nell’intestino e viene eliminato con le feci (shedding)
  • nelle comunità con coperture vaccinali insufficienti, il virus vaccinale non “si spegne” rapidamente, ma può continuare a circolare perché incontra troppe persone non protette
  • durante questa circolazione prolungata può mutare, riacquistando in rari casi (1 caso su 700mila vaccinazioni) la capacità di provocare paralisi

È così che si generano i cVDPV (PolioVirus Derivato dal Vaccino circolante, circulating Vaccine-Derived PolioVirus).

Un fenomeno con un doppio volto.

Il vantaggio

Nei contesti a scarse risorse — villaggi sovrappopolati, aree senza fogne né acqua potabile — il vaccino orale ha salvato milioni di vite anche grazie a un effetto “indiretto”:

  • lo shedding permette al virus attenuato di diffondersi passivamente,
  • immunizzando anche persone non vaccinate.

È una forma di immunità comunitaria spontanea, non pianificata, ma spesso decisiva per bloccare la trasmissione.

Il rischio

In popolazioni non sufficientemente vaccinate, questo stesso meccanismo può trasformarsi in rarissimi eventi avversi:

  • una mutazione significativa si verifica circa 1 volta ogni 700.000 vaccinazioni
  • può nascere un ceppo ricombinato capace di causare paralisi (cVDPV)
  • questi ceppi non sono il ritorno della polio selvaggia, ma un effetto collaterale noto dell’OPV

È per questa ragione che l’Europa — come molti altri Paesi polio-free — ha abbandonato il vaccino orale e utilizza solo il vaccino inattivato di Salk (IPV), che non contiene virus vivo e non può mutare.

Un bilancio chiaro: il vaccino orale ha salvato il mondo

Nonostante i rischi rari, il rapporto rischi/benefici storico dell’OPV è stato straordinariamente favorevole:

  • milioni di vite salvate
  • quasi eradicazione globale
  • una riduzione del 99,9% dei casi dal 1988

Il fatto che oggi la polio sopravviva solo in due Paesi (Pakistan e Afghanistan) è anche merito del vaccino orale.
La conclusione è semplice: finché la polio non sarà eliminata ovunque, anche le società ad alta protezione devono continuare a monitorare e a vaccinarsi!

La polio in Italia: storia, vaccini, situazione attuale

Anche in Italia la poliomielite ha lasciato un segno profondo, prima della conquista delle campagne vaccinali.

Epidemie in Italia

Le grandi ondate italiane furono quelle del dopoguerra:

  • 1952: oltre 8.000 casi
  • 1958: circa 3.000 casi
  • mortalità significativa, soprattutto nei bambini

L'arrivo dei vaccini

  • 1957: inizia l’uso del vaccino inattivato Salk
  • anni ’60: arriva il vaccino vivo Sabin (OPV), adottato per la maggiore efficacia nel bloccare la trasmissione

Grazie al vaccino Sabin (OPV), la polio scompare progressivamente.

Perché si passò da Sabin a Salk

Il vaccino vivo Sabin (OPV) era straordinario per eliminare il virus dalla comunità.
Ma aveva un rischio rarissimo: in circa 1 caso ogni 700.000 dosi, il virus attenuato poteva mutare e riacquistare virulenza (cVDPV).

Quando la polio scomparve dall’Europa, il rischio non era più accettabile: nel 2002 l’Italia e il resto d’Europa passarono definitivamente al vaccino inattivato Salk (IPV).

Il bilancio storico resta però schiacciante:

  • il vaccino vivo Sabin (OPV) ha salvato milioni di bambiniha reso possibile l’eradicazione della malattia
  • il rischio rarissimo è stato enormemente inferiore al beneficio globale.

La polio oggi: Stati Uniti, Europa e Italia

Oggi la polio è sotto controllo, ma non completamente scomparsa.

Per molti è una malattia del passato: immagini in bianco e nero, polmoni d’acciaio, un incubo archiviato nei libri di storia della medicina. E in parte è vero. Ma eliminare una malattia non significa poterla dimenticare.

Negli ultimi anni, la sorveglianza ambientale — in particolare il monitoraggio delle acque reflue — ha dimostrato che il poliovirus continua a circolare silenziosamente, anche in Paesi ad alta copertura vaccinale. A New York (2022), a Londra (2022–2023), in Germania (2024) e fino al recente rilevamento di un wild poliovirus, nel gennaio 2025, nel cuore dell’Europa, ad Amburgo, frammenti virali sono stati intercettati, senza tuttavia causare casi clinici.

Tra settembre e dicembre 2024, ceppi di poliovirus derivati da vaccino (VDPV2), geneticamente collegati alla linea nigeriana, sono stati individuati nelle acque reflue di 16 città in cinque Paesi europei, senza alcuna infezione documentata. Un segnale rassicurante sul piano clinico, ma eloquente sul piano epidemiologico. È dunque utile elencare la riemergenza dei casi occidentali menzionati, per poi capirne le ragioni.

Isolamenti nelle acque reflue (2022–2025)

  • New York (2022): rilevato poliovirus derivato da vaccino
  • Londra (2022–2023): VDPV2 isolati, nessun caso clinico
  • Germania – Renania Settentrionale Vestfalia (2024): VDPV2
  • Hamburg (gennaio 2025): rilevato un wild poliovirus *, il primo WPV in Europa da decenni

Tra settembre e dicembre 2024:

  • VDPV2 (con origine genetica nigeriana) rilevati in 16 città di cinque Paesi europei
  • nessun caso umano associato

Perché succede

Il motivo è noto agli esperti: il vaccino orale Sabin (OPV), ancora utilizzato in alcune aree del mondo, contiene un virus vivo attenuato che si replica nell’intestino e viene eliminato con le feci. Storicamente, questo ha rappresentato un enorme vantaggio — permettendo una sorta di “immunizzazione indiretta” nelle comunità più fragili — ma in condizioni di bassa copertura vaccinale può, molto raramente, portare alla comparsa di ceppi mutati.

OPV contiene virus vivo attenuato → replica nell’intestino → viene eliminato nelle feci → può circolare nelle acque reflue.

  • vantaggio storico: immunizzazione passiva in comunità poco vaccinate
  • rischio: mutazioni rare → cVDPV

Per questo oggi Europa e Italia utilizzano esclusivamente il vaccino inattivato (IPV), mentre l’OPV resta uno strumento essenziale nelle regioni dove la polio selvaggia non è ancora stata sconfitta.

La lezione è chiara: la polio è sotto controllo, ma non è scomparsa dal mondo. E finché esisterà anche in un solo luogo, la vigilanza continuerà a essere parte integrante della prevenzione.