Antimicrobico resistenza e vaccini: perché la prevenzione è il primo strumento contro i superbatteri
L’antibiotico resistenza rimane ancora oggi una delle principali minacce per la salute globale. Eppure, se ne parla ancora troppo poco. Ogni anno in Europa provoca circa 35 mila morti, di cui quasi un terzo in Italia. Nel mondo, secondo le stime, le infezioni da batteri resistenti sono associate a circa 5 milioni di decessi ogni anno. Numeri che spiegano perché l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia inserito l’antimicrobico resistenza tra le emergenze sanitarie più critiche.
Ma c’è un punto spesso sottovalutato: i vaccini possono diventare uno degli strumenti più efficaci per rallentare la diffusione dei superbatteri. Un tema che è stato trattato in una puntata dedicata del podcast Farmaci e Vita direttamente da Maria Adelaide Bottaro, Direzione Accesso e Strategie Regolatorie, e Mauro Racaniello, Direzione Ricerca, Open Innovation e Studi Clinici.
L’antibiotico resistenza è la capacità dei batteri di diventare resistenti agli antibiotici. “In pratica il batterio cambia ‘serratura’ e l’antibiotico, che è la chiave, non riesce più ad aprirla”, spiega Mauro Racaniello. Quando un antibiotico viene utilizzato, infatti, alcuni batteri muoiono mentre altri sopravvivono. Quelli resistenti continuano a proliferare fino a diventare predominanti.
Nascono così i cosiddetti superbatteri: microrganismi sempre più difficili da trattare anche con antibiotici di ultima generazione. Uno degli errori più comuni che possono causare resistenza è utilizzare antibiotici contro mal di gola, influenza o raffreddore di origine virale. Gli antibiotici non funzionano contro i virus, “Non bisogna affidarsi a Google per l’autodiagnosi” sottolinea Racaniello “Serve sempre il parere del medico”.
Il problema non riguarda solo il singolo paziente: i batteri resistenti possono trasmettersi da persona a persona attraverso contatti quotidiani e superfici contaminate e, a differenza di altre malattie, quelle infettive si diffondono rapidamente. L’esperienza del Covid, ad esempio, ha mostrato quanto velocemente un’infezione possa trasformarsi in una minaccia globale.
“I batteri resistenti possono passare attraverso la saliva ed è quindi importante l’igiene degli oggetti condivisi, lavarsi le mani dopo avere preso i mezzi pubblici o essere stati in strutture sanitarie” spiega Racaniello “Per questo l’antibiotico resistenza è una questione di salute pubblica”. Ed è qui che entra in gioco il ruolo della prevenzione.
Vaccini e antibiotico resistenza: qual è il legame
Vaccinarsi non significa soltanto evitare una malattia infettiva. Significa anche ridurre il ricorso agli antibiotici e quindi rallentare la comparsa di nuove resistenze. Secondo Maria Adelaide Bottaro, i vaccini agiscono su più livelli: meno infezioni batteriche, anche secondarie associate ad altre infezioni, meno probabilità di trasmissione del patogeno, questo quindi significa meno antibiotici e meno sviluppo di specie batteriche resistenti.
I vaccini non servono solo ai bambini. Uno dei messaggi centrali del podcast è che la vaccinazione riguarda tutte le età, “I vaccini accompagnano tutta la vita” ricorda Bottaro. Oltre a proteggere i bambini, favoriscono un invecchiamento in salute, riducono le complicanze nelle persone fragili e in alcuni casi prevengono anche alcuni tumori, come il tumore del fegato o della cervice uterina.
Secondo l’OMS, negli ultimi 50 anni le vaccinazioni hanno salvato oltre 154 milioni di vite nel mondo.
“I vaccini sono vittime del loro successo”. Molte malattie oggi sembrano lontane proprio grazie alle vaccinazioni. Ed è proprio questo il paradosso: quando la prevenzione funziona, il rischio scompare dalla percezione collettiva.
La ricerca continua a essere decisiva. Così come l’informazione
Oggi in Europa sono in sviluppo 91 candidati vaccini, molti dei quali diretti contro patogeni associati all’antibiotico resistenza. Anche lo sviluppo di nuovi antibiotici è fondamentale, ma si tratta di percorsi lunghi, costosi e complessi. Per questo, spiegano gli esperti, servono investimenti stabili nella ricerca e nell’innovazione.
In questa puntata del podcast, ci si chiede anche come difendersi dalla disinformazione sanitaria dato che nell’era dei social network corre veloce quanto le infezioni. Per questo gli esperti invitano a consultare solo fonti affidabili come il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità, l’AIFA, le società scientifiche, o a parlare con medici o pediatri di riferimento. “Quando un video vi spaventa o promette scorciatoie, cercate sempre la fonte” conclude Mauro Racaniello “Se non c’è oppure non è autorevole, non è informazione”.
Vaccinarsi è un gesto individuale che protegge tutti. “Vaccinarsi è come fare un’assicurazione sulla propria salute” ricorda Maria Adelaide Bottaro. Una scelta personale che diventa anche una responsabilità collettiva, soprattutto in un momento storico in cui superbatteri e antibiotico resistenza rappresentano una sfida sempre più urgente per la salute pubblica globale.