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La mala nutrizione in Italia

Negli ultimi anni l’Italia ha visto un aumento significativo di problemi legati a un’alimentazione scorretta e squilibrata. Una “malnutrizione” che non indica solo la mancanza di cibo, ma anche un eccesso calorico e un consumo sbilanciato. Secondo i dati 2022-2023 dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), in Italia circa 4 adulti su 10 risultano in eccesso ponderale, di cui circa 1 su 10 è obeso.

23,3 milioni di italiani adulti sono in sovrappeso o obesi, un dato anche più basso rispetto ai 20-24 anni: sono 21,6% i nati nei primi anni 2000 in sovrappeso o obesi contro il 13,4% i nati negli anni Sessanta in sovrappeso o obesi. Un incremento ancora più evidente tra le donne della stessa fascia di età: l’eccesso di peso riguarda il 17,4% per le nate tra il 2000 e il 2004 contro il 9% per le nate tra il 1960 e il 1964.

Una delle cause principali è la diminuzione del consumo di frutta e verdura: meno della metà degli italiani tra i 19 e i 69 anni consuma almeno 3 porzioni al giorno e solo una minima parte raggiunge la soglia raccomandata di 5 porzioni (ISS). Parallelamente, aumentano i cibi “nemici” della salute: alimenti ultraprocessati, ricchi di zuccheri, sale, grassi saturi, spesso più economici e facilmente accessibili. Questi modelli alimentari, combinati con uno stile di vita spesso sedentario, contribuiscono a un incremento di malattie croniche come obesità, diabete e patologie cardiovascolari.

In questo senso, la “mala alimentazione” non è solo un fenomeno individuale: riflette anche disuguaglianze sociali ed economiche, mancanza di educazione nutrizionale e scarsa attenzione politica e culturale al tema. Secondo il rapporto Fondazione Aletheia, la cattiva alimentazione costa a ogni italiano circa 289 euro all’anno in termini di spesa sanitaria extra e incide sul 9% della spesa sanitaria nazionale. Proiezioni a medio termine suggeriscono che ridurre anche del 20% le calorie derivanti da cibi ricchi di zuccheri, sale e grassi saturi potrebbe prevenire circa 688.000 malattie croniche entro il 2050, con un risparmio di circa 278 milioni di euro all’anno. ANSA.it+1

Il peso economico e sanitario rende chiaro che la mala alimentazione non è un problema individuale, ma un’emergenza collettiva e strutturale.